Colloquio

Colloquio di Ariele

Per il centenario dalla nascita di Luigi Pagliarani:

Dall’intersoggettività negata alla generatività

L’attualità del pensiero di Luigi Pagliarani

 

19 – 20 Novembre 2022

Sede del colloquio: Fast, Piazzale Rodolfo Morandi, 2, 20121 Milano MI

 

Gino: Uno sguardo dal futuro

La realtà dell’utopia

 

Foto di Dario Dincerti

Foto di Dario Dincerti

 

“C’è una sfida nelle cose, nei rapporti umani …” diceva Luigi Pagliarani, Gino per noi che lo ascoltavamo nei convegni, nei seminari, nella penombra del suo studio, penna e blocco notes alla mano. “C’è una sfida nei rapporti internazionali e anche interpersonali e intrapsichici che, a saperla raccogliere …”  Ricordo che rimanevamo come appesi alle sue parole, aspettando l’esito di una frase, fra le altre, che avremmo poi rimuginato e discusso: “che, a saperla raccogliere, potrebbe aiutare a realizzare la “realtà dell’utopia””, chiudeva.

Era in questo modo che ci chiamava a raccolta, invitandoci all’ “azione nel qui e ora”, per inseguire la possibilità di un’umana bellezza, dove gli individui non smarriscono mai la percezione della presenza dell’ “Altro”

La “realtà dell’utopia”, non è affascinante? Non vale la pena di rifletterci su?

 

Amarsi, amare, essere amati

 

Diceva Gino: “…amarsi non è narcisismo. Narciso non si ama. La capacità d’amarsi convive circolarmente con l’amare e l’essere amati…”. L’equilibrio dei modi dell’amore è la premessa del gesto creativo. Un gesto che è come un alitare leggero sulla sfera piumosa di un soffione che disperde i semi, i quali rimangono sospesi nell’aria prima di posarsi sulla terra a generare altre piante.

L’equilibrio dura un sospiro: dimentico delle imperfezioni intravede l’armonia possibile, in un gioco di sguardi e in un reciproco riconoscersi.
Un’armonia incollata al presente: “Braque – scriveva Gino – che io considero un grande filosofo, (…), avverte: “Pochi possono dire sono qui”.
Un qui dove, l’essere con gli “altri”, alimenta la vita che ci trasforma in maniera imprevedibile.
Scrive ancora Gino: “Oggi viviamo in un’epoca assetata di successo; “successo” è participio passato del verbo succedere; a me interessa il succedere, ora”.
La sete di successo, invece di  disperdere soffoca i semi, che chiedono di fluttuare liberi nell’aria in vista di un domani di  bellezza.

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