Paola Scalari e Francesco Berto presentano il libro “Padri che amano troppo”
Paola Scalari presenterà il libro, scritto insieme a Francesco Berto,
“Padri che amano troppo”.
La serata sarà animata da Matteo Rossi.
Vi attendiamo numerosi, un saluto a tutti.
ARIELE - Via Montepulciano, 11
MILANO
I padri sono cambiati. Gli uomini un tempo rudi e forti, simbolo della severità e dell’autorità, non di rado simbolo della prepotenza, sono diventati pieni di premure e attenzione per la loro prole. Il padre normativo ha ceduto il passo a quello affettivo. Bene. Era ora. Ma…
Le storie che Francesco Berto e Paola Scalari hanno raccolto in questo libro, drammaticamente vere, ci dicono di altri padri. Di quelli alle prese con figli adolescenti, che nel momento in cui la crescita puberale dei loro figli richiederebbe un opportuno ritiro, rimangono incollati ai loro bambini. Sono padri narcisi, prigionieri del loro eccesso di affettività, che non sanno rinunciare all’amore protettivo, incondizionato, appagante, totale dei piccini. Se non c’è la giusta distanza, ci può essere una complicità tra adulti e adolescenti pericolosa per l’equilibrio affettivo e sessuale dei ragazzi. Anche quando non sfocia nella pedofilia, a cui pure alcuni racconti fanno riferimento.
Sono racconti “amari” quelli che gli autori ci propongono perché sono veri. Ci dicono di un fenomeno sociale agli albori, ma figlio di questo nostro tempo. Che si maschera in forme diverse, talvolta anche benevolmente accettate se la differenza d’età nella relazione affettiva e sessuale tra adulto e giovane si sposta sul piano sociale (il legame tra uomini di successo adulti e giovani donne che potrebbero essere loro figlie, ad esempio).
Perché leggerli questi racconti? A conclusione dell’introduzione gli autori scrivono: “La mancata trasmissione della bellezza del legame sensuale tra individui adulti può condannare gli adolescenti a non saper trasformare la vampata di un innamoramento in una calda storia di vita amorosa, e senza un saldo vincolo di coppia i ragazzi rischiano di diventare dei vacui vagabondi che non trovano il senso dell’amore”.
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